giovedì 7 aprile 2011
lunedì 4 aprile 2011
La Pioggia ...

Incubo al di là del fiume tra gli alberi ...

sabato 2 aprile 2011
L'eros Agrodolce ...

venerdì 1 aprile 2011
Passeggiando sulla sabbia una sera...

Luce d’alba
Di sogni
Di passi ormai spenti
Solitudine di vuote ore in compagnia del tuo respiro
Ti attendo
La Sabbia era fresca e il vento cantava la sua canzone di note antiche in quella mattina di primavera là, sulla spiaggia, perso nei miei pensieri non sapevo la mia meta, mi facevo guidare dal Vento che rincorreva i miei pensieri come fogli di carta leggera mischiandoli in nuove e fantasiose creazioni….
Solitudine di lunghe serate passate a scorrere il nulla dalla rete di un ragno
Io farfalla oscura presa dal vortice dei miei pensieri non credevo …
Non parlavo …
Non sognavo …
O forse ero io stesso un sogno di qualcun altro…
Vita oscura di un laido fato
Mi esposi per la mia ultima richiesta in quella sera ad osservare le stelle
Pallide detentrici di segreti a cui nessuno importa …
Mi fascio la testa con sogni perversi di un pallido viola …
pensieri oscuri di altri mondi usati come cintura…
La camicia richiede malefici intessuti in una rete di bugie…
E per finire dolci e soffici sprazzi di morte leveranno il fiato alle mie gambe
Ecco…
Ora sono pronto …
Che la luna rintocchi le sue dolci note
… di lussuria
… di paura
Che gli spiriti della notte rendano reali i miei sogni …
sabato 19 giugno 2010
Sogno di una mattina di mezza estate ...

E se quel manichino che mi osservava da lungo tempo avesse preso vita? e se i suoi lunghi capelli biondi fossero stati scostati da esile mano comparsa da sotto il nero mantello? chi sarebbe stato più stupito io o lei? Sogno di donna nascosta eppure in vista … io no di certo … fosse stato per me avrei atteso l’eternità ad osservare quelle immote labbra in attesa di un sospiro, di un fremito di vita che gli desse movimento come farfalla dal bozzolo immoto…
Ero lì, solo, sotto la pioggia scrosciante che respiravo, immerso nelle mie fantasticherie da sognatore bambino, sognavo, respiravo, pensavo ,…. Chiedevo che le mie fantasie fossero esaudite, che una farfalla comparisse dal nulla da una foglia sgorgasse un respiro che una fata dai capelli neri come una notte senza stelle si affacciasse dalla calle accanto e mi facesse segno di seguirla … e io l’avrei seguita anche nei vicoli più oscuri, nelle lande più desolate nei sogni più tristi solo per dare un senso alla mia vita di inquieto scrittore di romanzi mai letti e di storie mai scritte… eppure continuavo a sognare … entravo in quel piccolo negozio e sorridevo a quel manichino e lei mi avrebbe osservato a lungo, immobile nella sua solitudine …, non avrei fatto caso all’apparente freddezza delle sue labbra, alla sue pallide guance al suo sguardo spento e senza vita … non avevano ancora fatto caso a me, d’altronde nessuno mi nota, sono solo un ricordo, un lieve brivido alle loro spalle, un sogno che gli accarezza l’anima … uscii e mi incamminai lungo la calle deserta a quell’ora del mattino assaporando il sapore delle pietre antiche e del respiro della laguna che attraversava la città … nel mio peregrinare senza meta mi trovai in un campo, mi sedetti su un gradino di una maestosa chiesa ad ascoltare il grido dei gabbiani e ad osservare la vita che mi attraversava senza rendersi conto di me … qualcuno si sedette accanto a me
“anch’io sono innamorata di questa città… vengo a sedermi qui tutte le mattine ad assaporare il venticello che spira fresco dalla laguna”
“e così abbiamo una sognatrice” gli dissi di rimando
Socchiusi gli occhi e mi volsi appena ad osservare quell’anima errante
“sono ormai esseri rari in questo mondo in sfacelo, … “
Occhi neri mi osservarono da dietro occhiali dalla sottile montatura d’argento
“Il mio nome è Aria” sento mentre una mano si allunga nella mia direzione … amichevole
“Lucas” e afferro delicatamente la sua mano portandola alle labbra con un lieve inchino della testa
“sognatore e anche gentiluomo,…” sussurra evidentemente presa alla sprovvista da quel mio gesto antico e ormai dimenticato
“faccio quello che posso…” dico con tono scherzoso
“ ti posso offrire qualcosa?” Faccio indicando le sedie di un piccolo bar disposte lungo la fondamenta
“Ha smesso di piovere ormai..”
“Volentieri…” poi i suoi occhi si posano sul libretto nero su qui stavo scrivendo i miei pensieri fino a poco prima “scrivi?”
Rimettendo stilografica e libretta nella tasca della giacca scura “ o.. niente solo qualche pensiero buttato là senza importanza”
“quindi non sono l’unica sognatrice da queste parti….” Dice con un sorriso che per un momento mi affascina, il suo viso risplende per un attimo di luce propria incatenandomi per sempre a quei pozzi oscuri che sono i suoi occhi.
Lei non se ne accorge e và a sedersi ad un tavolino di quelli più vicini al tendone che ripara dal sole appena nato tra le nuvole ancora grigie.
L’aria è fresca e sa di pioggia, accompagna le nostre conversazioni di fronte a due tazze di caffè nero da cui s’innalzano delicate volute di calore, sono quei momenti che potrebbero durare in eterno, in qui la materia di qui sono fatti i sogni ti circonda facendoti dimenticare del mondo che ti circonda.
Mentre lei parla della sua vita la osservo più attentamente occhi neri e capelli dello stesso colore lunghi fino a metà schiena fluenti come onde d’acqua agitate come quelle dalla lieve brezza che arriva dalla laguna, si appoggia al tavolino girando con in mano un piccolo cucchiaino il contenuto della sua tazza; una mano adagiata sul tavolo, come una gatta, gioca con una foglia raccolta poco prima e le sue parole mi scorrono addosso lievi e leggere, è appena arrivata in città e sta in una piccola pensione lì vicino in una stanza affacciata sulla laguna insieme a i suoi pochi averi …
A quel punto aprii gli occhi, ero a casa, nella mia tana, il sogno era passato….
